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In questi ultimi tempi è una parola che riecheggia molte volte durante l'arco della giornata: la sento, la penso. L'alone di mistero che viene provocato nel profondo, batte come un martello che deve rompere qualcosa.
Paradossale come possa avere nature differenti il perché; lo sento come non mai da mio figlio, nella sua piena fase dei perché. Qualsiasi cosa dica arriva la sua domanda. In questo specifico caso questa parola è correlata ad una situazione positiva, la curiosità di un bambino che vuole conoscere tutto, capire, imparare, registrare. Incredibile la difficoltà nell'essere messi nella condizione di rispondere; forse da adulti si perde quella prontezza nel pensare al perché o nel cercarlo, quella curiosità che permetterebbe di rompere gli schemi, creare opportunità, risolvere questioni.
Come si può spiegare ad un bambino che quando diventerà grande il perché sarà anche volutamente evitato? Le risposte a questa diretta e potente parola rimandano ad una spiegazione, che spesso coincide con una verità e basta guardarsi intorno per capirne le motivazioni: gli "equilibri".

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Troppo scomodo dire la verità, rispondere all'evidenza per mantenere l'equilibrio. Ma l'equilibrio deve avere anche delle basi per essere definito tale. E l'apparenza, le omissioni, il non dire non fanno altro che amplificare queste doti umane negative che costituiscono la realtà pratica.
Il silenzio di chi osserva, si fa domande e si chiede il perché non fanno altro che aumentare quella sensibilità, quella visione che permette di comprendere, di accrescersi, di rendersi qualcosa in più rispetto ad una massa omologata che segue il vento e si ripara sotto le coperte calde e comode. Perché conviene, nonostante si vive nello schifo assurdo, e questo non è un silenzio costruttivo, ma distruttivo dell'individualità e dello stare inseme ad altri.
Quei poverini che si fanno domande, che ragionano, che cercano di andare in profondità sono gli scomodi, "quelli da evitare". Perché? Sono pericolosi, perché possono minare la realtà impacchettata e bella all'apparenza e allora la massa li evita, li allontana, perché si fa così, è intelligente fare così.
Io devo crescere un figlio in questo modo? Proverei solo vergogna, mi sentirei una nullità. Insegnargli che bisogna farsi andare bene tutto, quando è evidente che non è così? Dire sempre e solo sì per paura di essere escluso? Crescere nell'ottica riduttiva e opprimente del "dentro o fuori"?
No, il silenzio spesso è sinonimo di intelligenza, ma bisogna parlare quando è il momento, farsi valere invece di farsi schiacciare da chi probabilmente sulla carta è superiore ma in realtà non lo è.

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Valorizzare, includere, fare domande, capire chi si ha intorno danno un valore aggiunto ad entrambi gli interlocutori. Premiare quando è giusto, sempre che ci sia l'intenzione, non ammonire quando si sbaglia.
Il leader non è colui che fa solo notare gli errori, ma colui che guida, stimola e si congratula direttamente esponendosi.
La delusione di scoprire un mondo fatto di silenzi non giustificati, di prese di posizione costruite a puntino, di prese di potere incontrollate, di situazioni poco chiare e volutamente messe sotto la sabbia...perché quanti avrebbero il coraggio di rompere gli schemi e provare a ricostruire le fondamenta di carta traballanti?
Il dato di fatto, per una persona che si fa domande è che quando è così ha la consapevolezza di capire come muoversi, di accorgersi che direzione prendere.
L'altruismo non sta nelle finte parole, nella convenienza, nelle promesse (poi non mantenute) ma sta nel valorizzare le persone in quanto tali con i fatti, nell'ammettere gli errori, nel confronto vero.
Le basi esistono, sempre, per creare qualcosa di appagante per sé stessi e per gli altri. È la direzione che viene presa che fa capire gli intenti.
Viviamo in un mondo dove tutto è costruito e bisogna farsi spazio, perché dall'alto, chi sta in alto, non ci sarà mai la volontà di far crescere le persone, ma di usarle per i propri scopi.
È inutile prendersela, anche se chi se la prende vuol dire che ci tiene, ma bisogna essere il contrario di ciò che si dovrebbe essere, oppure un raccomandato, un conoscente per farsi strada.
I nodi verranno al pettine, prima o poi, credere in sé stessi, farsi domande, fare domande sono e saranno sempre sinonimo di lungimiranza.
Esiste qualcuno così? Io credo di sì, basta saper vedere e guardarsi intorno.
Chi volutamente esclude, disprezza, mente ha solo paura.