
Il buon Eduardo me ne vorrà per avergli storpiato la citazione, ma io proprio del presepe non posso farne a meno. Quando scopro poi che dalla città che ne ha fatto un'arte si è anche diffuso a macchia d'olio, non posso che rimanerne estasiato e contento.
Passerei le ore a scrutare tutti i possibili squarci e a valutarne le possibili inquadrature. Ma più di tutti, i pensieri che mi rimbombano in testa, sono le voci dei popolani e di chi in quelle scene viene ritratto per caso, perché proprio quel giorno aveva deciso di affacciarsi per vendere il pesce dal bancone esterno del suo negozio, o perché stava sbattendo i panni fuori al balcone, o si arrampicava sul tetto per pulire il camino. Come immortalato dallo scatto di una moderna vettura di Google Maps di passaggio, il suddetto personaggio vivrà per sempre in quel fotogramma fatto di legna, sughero, cartone, gesso e alle volte anche polistirolo e piombo. E come non parlare delle stoffe e dei tessuti che così abilmente vengono ritagliati su misura su di ogni figurina. Insomma delle piccole opere d'arte dinnanzi alle quali per anni ho fantasticato di storie e drammi, amori e tragedie.

e me ne vorra anche il buon Antonio de Curtis, in arte Totò se ho storpiato la sua Livella. Ma quest'anno il caso mi ha portato tra le verdi colline di un paesino che si affaccia su un tratto monocorde dell'adriatico, donandogli un pizzico di poesia.
Cupra, rinominata Marrano a seguito della caduta dell'impero Romano è poi curiosamente tornata al nome originario a seguito, pensate un po', dell'unità d'Italia.
"Ma cosa diavolo c'entra adesso l'unità d'Italia con il nome di una cittadina?", penserete giustamente voi. Allora ascoltate questa storia che ho appreso in una chiesetta proprio di Cupra dalla voce di uno dei suoi cittadini. Un moderno artigiano cantastorie. Uno dei fautori del Presepe Permanente di Cupra.
A quanto pare con l'unità d'Italia si venne a creare a livello amministrativo un grosso problema di ridondanza dei nomi delle cittadine. Al tempo si pensò che la migliore soluzione fosse mandare una missiva a tutti i primi cittadini delle suddette città e chieder loro di poterne modificare a loro piacimento il nome, stravolgendolo completamente, o più semplicemente aggiungendogli un appellativo finale. Avete mai trovato nomi di paesi strutturati più o meno in questo modo:
Ecco da ora in poi ne saprete il perché! Da qualche altra parte, in Italia, c'è un'altra cittadina che ha avuto per tanto tempo lo stesso nome e che nella seconda metà dell'ottocento si è adeguata al Nuovo Mondo, all'innovazione dell'unità d'italia.
Marrano invece è una di quelle cittadine che ha preferito se non stravolgere il nome, quanto meno riportarlo a delle illustri origini, quando ancora era un baluardo dell'impero.

Il nostro cantastorie ne aveva di assi nella manica. Così mentre noi eravamo intenti a immergerci per le vie del suo presepe, ci lascia un'altra perla che, da Italiano, mi ha fatto sentire doppiamente ignorante, come se la prima che vi ho citato non bastasse. Ebbene, mostrandoci la Madonnina con il Bambinello, ristrutturata e posizionata in bella mostra di fianco all'altare, ha guidato la nostra attenzione sui suoi abiti. La statua infatti a modello delle più comuni bambole, indossava abiti di pura seta, ori, gioielli e dei fori alle orecchie per accogliere orecchini. All'epoca infatti le nobildonne del paese avevano l'usanza di "prestare" per così dire, i propri abiti alla Sacra Statuetta e lasciarglieli indossare per tutta la durata di una delle numerose manifestazioni religiose. Questo permetteva alla Statua di sfoggiare un abito nuovo ad ogni uscita pubblica e alla nobildonna, al termine della festività, di poter riavere l'abito bello che benedetto. A quanto pare però, l'usanza, diffusasi a macchia d'olio in un periodo non favorevole a certe pratiche, suonò fastidiosa alla curia che decise di emanare un editto secondo il quale ogni raffigurazione religiosa era da scolpire nel legno già vestita e con una mano attaccata al tronco, che fosse cuore, ventre o fianco, così da impedirne la "vestizione".
Cos'altro meglio che i racconti di quest'uomo possono raccontarlo. Spero gli scatti rendano minimamente giustizia al capolavoro di artigianato che lui, insieme ad altri personaggi, hanno compiuto ormai quasi vent'anni fa. Ma vi assicuro che per quanto una foto possa essere ben fatta, nulla vi regalerà di più di fare un salto, se capitate, in questo splendido borghetto e contattarlo direttamente per farvi aprire le porte della chiesa e mostrarvi il loro stupefacente PRESEPE PERMANENTE.