Always represent | 'Olio di Balena' su tela
Tramonti di Sopra, piccolo paesello di circa 300 anime situato in Val Tramontina a ridosso delle Dolomiti friulane, è la meta iniziale di queste mie ferie estive. Fortuna vuole che il nonno dei 'fratelli Buterin' (soprannome che spiegherò in un post apposito) possiede un appezzamento di terra in quelle zone, quindi abbiamo deciso, visti i tempi incerti per i vacanzieri, di improvvisare un camping privato in tenda, un weekend allungato che ha risvegliato i tratti primordiali dell'Orca di Montagna.
Preferisco di gran lunga la montagna al mare, sia per quanto riguarda la pausa estiva sia quella invernale, sono molte le cose che non apprezzo del mare soprattutto d'estate, caldo a parte, l'essere imbottigliati nel traffico per ore mentre ci dirigiamo verso la spiaggia è una delle cose più snervanti in assoluto, non so davvero come certe persone siano disposte a ripeterlo costantemente ogni anno.
Venerdì mattina sveglia presto, dopo un solo giorno di stacco dall'inferno dal lavoro, non c'è nemmeno il tempo per un caffè che il @ragazzocapitano si presenta all'uscio di casa per caricare borse, tenda e attrezzi da giardinaggio e si parte a tavoletta, perennemente in ritardo.
La peculiarità del Captain è che se gli dici di presentarsi alle 8.00, 99% dei casi si presenta alle 8.15 e l'1% dei casi alle 7.30 abnormemente in anticipo mentre stai ancora inzuppando i Plum Cake nel caffè e sei ancora in mutande.
Ed ecco che partiamo largamente in anticipo, ma credendo di essere in ritardo, quando arriva il messaggio di @teo93 che vanifica la sua precisione chirurgica con una sinfonia sprezzante di frasi irreplicabili su una blockchain perchè la sorella si è dimenticata i picchetti per la tenda, top, partenza alla grande.
Foto d'autore
La prima giornata prevedeva anche la presenza di una coppia di amici che, da prima sarebbe dovuta venire in moto, ma dato che la nostra amica aveva appena finito il turno di notte, almeno in macchina si è potuta riposare un paio d'ore durante il viaggio.
Programma della prima giornata:
- Rifornimento generale
- Montaggio e sistemazione del campo
- visita alle Pozze Smeraldine
- Grigliata serale
Le Pozze Smeraldine sono state scoperte da un geologo non tanto tempo fa, il quale ci scrisse un articolo e da allora sono divenute un'attrazione per visitatori provenienti dal circondario, sono in realtà semplici incavi nella roccia formatisi con lo scorrimento d'acqua durante i continui cambi di stagione, ma dal colore suggestivo e spettacolare.
Ho provato a fare il bagno a valle, ma devo ammettere che l'acqua era talmente fredda che non sentivo nemmeno i piedi per quel poco che ho osato addentrarmi, si parla addirittura forse di una dozzina di gradi, il che per un'Orca Montana non dovrebbe essere un problema ma...
Doppietta d'autore
A pomeriggio inoltrato, verso le 17.30 minacciava leggermente pioggia, dato che non si potevano fare falò liberi, abbiamo deciso di avviarci all'accampamento per iniziare ad accendere la brace da campo che ci siamo portati, soprattutto per evitare di trovarci con la legna umida impossibilitati a cucinare la carne.
Di certo nella dieta del culturista naturale non può mancare una buona brace, anche se, generalmente preferisco di gran lunga il pesce e le uova come fonti proteiche di prima scelta, ma in quel caso abbiamo addirittura esagerato con la spesa, dato che di aspiranti culturisti in ciurma oltre a me ce ne sono altri due, ci siamo riservati spiedi (detti rasnici in sloveno) e loganighe per il giorno successivo, assieme a ciò che stava conservato sottovuoto (eravamo senza frigo).

Finita la cena dopo aver salutato Nik e Marty che sono tornati a casa ci siamo diretti subito in tenda, la prima nottata è stata a dir poco un disastro per me, in quanto il mio coinquilino non la smetteva di "segare alberi" la notte, quasi quasi che, nonostante ci fosse un pò di pioggia volevo buttarmi col sacco a pelo sul prato, per non parlare del monastero che rintoccava le campane ogni mezz'ora anche dopo la mezzanotte, mai sentito in vita mia 'na roba simile.
Foto d'autore
> _Sveglia e caffè, barba e gilet._
No sul serio, un freddo a dir poco pazzesco, complice anche una nottata con una leggera pioggia, ho dovuto anche mettere la felpa, il termometro segnava 16 gradi, ma così mi piace, andiamo!
Ho svegliato il mio compagno "segatore seriale" (si...nel senso che russa per intederci...) e tra le blasfemie collettive (non l'ho sentito solo io ma pure i fratelli Buterin dall'altra parte dell'accampamento) ecco che facciamo la prima colazione, con il fornelletto a gas per il caffè e la caffettiera targata con il brand del mio posto di lavoro.
Inzuppo i corn flakes nel latte proteico e in men che non si dica il diluvio universale.
Ne approfittiamo per fare un pò di provviste dall'unico botteghere presente in città, pane e salumi in abbondanza, per prepararci alla scalata del Passo Rest.
In realtà rispetto ad altre escursioni, siamo andati in macchina fino quasi all'imbocco del sentiero per poi avventurarci fino in malga, per chi non lo sapesse la malga sarebbe un bivacco montano di libero accesso, dove ci si può accampare liberamente per una notte in caso di necessità durante le scalate.
Come al solito, parto imbaccuccato con felpa, pantaloni da escursione lunghi ed ogni 100 metri di dislivello inizio a perdere pezzi dell'armatura, prima la felpa, poi traformo i pantaloni da escursione in pantaloni da pescatore, poi non avendo altro modo per abbassare la temperatura, eccolo che il mammifero rimuove l'ultimo strato che lo mantiene ancora al limite della decenza sociale, nonostante la sempre maggiore diminuzione della temperatura verso la vetta.
Inoltre il meteo in montagna cambia di continuo, non riesci mai ad avere un piano preciso e devi essere pronto ad ogni evenienza, per quanto sia piacevole la brezza fresca in quota, un acquazzone rischia di metterti KO e non avevo nemmeno l'attrezzatura adatta per discesa su un eventuale terreno scivoloso (e niente pedule, ma scarpe da corsa su strada).
Quindi tra un marshmallow e un altro ecco che arrivano i fulmini a rovinare i nostri racconti dell'orrore attorno al fuoco.
Il mattino successivo, ultime ore in quota, abbiamo prenotato un tavolo all'agriturismo per il pranzo prima di lasciare le fresche lande tramontine, ovviamente diluvio universale come previsto, ma non all'ora prevista, quindi abbiamo passato un paio d'ore ad attendere sotto al gazebo della zona camper, situata a qualche centinaio di metri dal terreno dei fratelli Buterin, con tutta l'attrezzatura ormai già smontata.
Tutto sommato ce la siamo spassata, era da molto che non me ne andavo in campeggio per le vacanze, con la tenda ammetto di non averlo mai fatto, in camper in passato ci andavo ogni estate ma è decisamente più comodo e pratico.
In genere quando vado in vacanza preferisco che sia tutto già pronto e che io non debba alzare un dito, d'altra parte però cucino sempre volentieri alla brace e l'esperienza semi-survival mi ha divertito più del previsto nonostante il meteo davvero troppo ballerino, ma in montagna purtroppo va così.
La tranquillità della zona mi ha anche fatto venir voglia di cercare qualche casetta in vendita per curiosità, chi lo sa, non sarebbe male, senza segatore seriale notturno però.
-Fede